Quando si applica la ritenuta d'acconto (e come calcolarla)
La ritenuta d'acconto del 20% si applica solo se chi paga è un sostituto d'imposta: un'azienda, un professionista con partita IVA, un ente, un'associazione o un condominio. Il committente trattiene il 20% e lo versa all'Erario con il modello F24; tu incassi il netto e nella dichiarazione dei redditi scali la ritenuta come acconto già pagato.
Il calcolo è semplice: ritenuta = compenso lordo × 20%; netto = lordo − ritenuta. Esempio: compenso lordo € 500, ritenuta € 100, netto da pagare € 400.
Se invece paghi un privato cittadino (per esempio lezioni private o un piccolo lavoro per una famiglia) la ritenuta non si applica: la ricevuta riporta solo il compenso lordo, che dovrai dichiarare tu come reddito diverso.
Marca da bollo e IVA
Se il compenso supera € 77,47 sull'originale della ricevuta va applicata una marca da bollo da € 2. Di solito il costo è riaddebitato al committente, ma le parti possono accordarsi diversamente.
La prestazione occasionale non è soggetta a IVA perché manca l'abitualità richiesta dall'art. 5 del D.P.R. 633/1972: per questo la ricevuta riporta la dicitura di esclusione dal campo IVA.
La soglia dei 5.000 euro e la Gestione Separata INPS
Non esiste un tetto oltre il quale la prestazione smette automaticamente di essere occasionale: conta che il lavoro sia saltuario e non organizzato in modo continuativo. La soglia di € 5.000 riguarda i contributi: se nell'anno solare i compensi da lavoro autonomo occasionale superano € 5.000 (sommando tutti i committenti), per la parte eccedente scatta l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS.
In quel caso i contributi sono ripartiti tra committente (due terzi) e prestatore (un terzo). Se ti avvicini alla soglia, o se l'attività diventa abituale, conviene chiedere un parere a un commercialista o a un CAF.
Domande frequenti
Posso fare una ricevuta per prestazione occasionale senza partita IVA?
Sì, è proprio il caso tipico: la prestazione occasionale si documenta con una ricevuta, non con una fattura. Se l'attività diventa abituale e continuativa serve invece la partita IVA.
Se il committente è un privato devo applicare la ritenuta d'acconto?
No. Il privato cittadino non è un sostituto d'imposta: ti paga il compenso lordo e sarai tu a dichiararlo nel 730 o nel modello Redditi.
Chi paga la marca da bollo da 2 euro?
Va applicata sulle ricevute di importo superiore a € 77,47. Per prassi è a carico del committente, ma la legge consente alle parti di accordarsi diversamente.
Il committente deve comunicare la prestazione occasionale all'Ispettorato del lavoro?
Se il committente opera come imprenditore, prima dell'inizio della prestazione deve inviare la comunicazione preventiva all'Ispettorato territoriale del lavoro, online sul portale Servizi Lavoro (art. 14, comma 1, D.Lgs. 81/2008). Secondo l'Ispettorato nazionale del lavoro (note n. 29 e n. 109 del 2022) l'obbligo non riguarda le prestazioni di natura prettamente intellettuale, come traduzioni, correzione di bozze, grafica, docenze o redazione di articoli, né le attività svolte abitualmente con partita IVA, che si documentano con fattura e non con questa ricevuta. Non sono obbligati i privati cittadini né i professionisti e gli enti che non operano come imprenditori.
Riferimenti normativi
- Codice civile, art. 2222 (contratto d'opera)
- D.P.R. 917/1986 (TUIR), art. 67, comma 1, lett. l)
- D.P.R. 600/1973, art. 25 (ritenuta d'acconto)
- D.P.R. 633/1972, art. 5 (esclusione IVA)
- D.P.R. 642/1972, Tariffa art. 13 (imposta di bollo)
- D.L. 269/2003, art. 44, comma 2 (Gestione Separata INPS)
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