Quando si usa al posto dell'autocertificazione
L'autocertificazione (art. 46) copre solo un elenco chiuso di dati, come residenza, stato civile o titolo di studio. Tutto il resto si dichiara con la dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà (art. 47), che può riguardare stati, qualità personali e fatti di cui sei a diretta conoscenza, anche relativi ad altre persone. Gli usi più comuni:
- successioni: indicare chi sono gli eredi, il grado di parentela con il defunto e l'esistenza o meno di un testamento;
- smarrimento o furto di documenti, quando la legge non richiede la denuncia;
- dichiarazione di conformità all'originale di copie di documenti (art. 19);
- situazioni di fatto, come il domicilio o la convivenza, e dichiarazioni di responsabilità richieste da enti pubblici.
Dichiarazione sostitutiva o atto notorio «giurato»?
La dichiarazione sostitutiva la firmi da solo/a e la consegni senza autentica alla pubblica amministrazione o al gestore di pubblico servizio, allegando la copia del documento di identità se non firmi allo sportello (art. 38).
Se invece è destinata a un privato, oppure serve a far riscuotere somme a una persona diversa dal dichiarante (come gli eredi che incassano un rimborso), la firma va autenticata da un notaio, cancelliere, segretario comunale o funzionario incaricato dal sindaco (art. 21). Alcune banche e uffici chiedono poi un vero atto notorio, reso con testimoni davanti a un notaio o in cancelleria: verifica prima cosa ti serve.
Come scrivere il testo
Usa frasi semplici e complete, come se dovessero essere lette da qualcuno che non conosce la situazione. Indica nomi, date e luoghi di nascita delle persone citate, ed evita valutazioni o opinioni: si dichiarano solo fatti.
Esempio per una successione: «che il/la sig./sig.ra … è deceduto/a a … il … senza lasciare disposizioni testamentarie; che gli unici eredi legittimi sono: …, coniuge; …, figlio; che non vi sono altri aventi diritto».
Domande frequenti
Dove si fa la dichiarazione sostitutiva di atto notorio?
Non serve andare da nessuna parte: la compili, la firmi e la consegni all'ufficio che te l'ha chiesta. Solo se ti chiedono la firma autenticata devi firmarla davanti a un pubblico ufficiale, per esempio in Comune o da un notaio.
Serve per la successione?
Sì, è usata spesso per indicare gli eredi e i rapporti di parentela con il defunto. Per riscuotere somme presso banche o Poste, però, possono essere richiesti la firma autenticata o un atto notorio: le regole variano da ente a ente e in base agli importi.
Che differenza c'è con l'autocertificazione?
L'autocertificazione (art. 46) sostituisce un certificato e vale solo per i dati elencati dalla legge. L'atto di notorietà (art. 47) serve per tutti gli altri fatti, anche quelli che riguardano altre persone.
Serve la marca da bollo?
No, è esente da imposta di bollo (art. 37 D.P.R. 445/2000). Possono invece essere dovuti diritti per l'eventuale autentica della firma.
Riferimenti normativi
- D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, artt. 47, 75 e 76
- D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, art. 21 (autenticazione delle sottoscrizioni) e art. 38
- Legge 12 novembre 2011, n. 183, art. 15
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