Come funziona il procedimento disciplinare
L'art. 7 dello Statuto dei lavoratori stabilisce una sequenza che il datore di lavoro deve rispettare, altrimenti la sanzione può essere annullata dal giudice:
- il codice disciplinare deve essere affisso in un luogo accessibile a tutti;
- il fatto va contestato per iscritto, in modo specifico, e in tempi ragionevolmente vicini a quando il datore ne è venuto a conoscenza (la giurisprudenza parla di «immediatezza»);
- il lavoratore ha almeno 5 giorni per difendersi, per iscritto o a voce, anche con un rappresentante sindacale;
- solo dopo si decide la sanzione, che deve essere proporzionata alla gravità del fatto (art. 2106 del Codice civile).
Il contratto collettivo applicato può prevedere termini e passaggi ulteriori, come un termine massimo entro cui comunicare la sanzione dopo le giustificazioni: verificalo sempre.
Le sanzioni possibili
Lo Statuto dei lavoratori fissa alcuni limiti: la multa non può superare l'importo di 4 ore della retribuzione base e la sospensione dal servizio e dalla retribuzione non può superare i 10 giorni. Le sanzioni concrete sono quelle elencate nel codice disciplinare e nel CCNL, di solito in ordine crescente: rimprovero verbale, rimprovero scritto, multa, sospensione, licenziamento.
Delle sanzioni disciplinari non si può tenere conto, ai fini della recidiva, dopo 2 anni dalla loro applicazione.
Come consegnare la lettera
La contestazione deve arrivare al lavoratore in modo dimostrabile: consegna a mano con firma per ricevuta (se il lavoratore rifiuta di firmare, conviene la presenza di un testimone), raccomandata con ricevuta di ritorno all'indirizzo di residenza o PEC, se il lavoratore ne ha una. I giorni per le difese decorrono dal ricevimento.
Per il lavoro domestico (colf e badanti) lo Statuto dei lavoratori non si applica integralmente e valgono le regole del contratto collettivo di settore: in caso di dubbio rivolgiti a un'associazione dei datori di lavoro domestico o a un consulente.
Domande frequenti
Cosa succede dopo una lettera di richiamo?
Dopo la contestazione il lavoratore ha almeno 5 giorni per giustificarsi. Il datore valuta le difese e può archiviare il caso oppure applicare una sanzione prevista dal codice disciplinare. Un rimprovero scritto non ha effetti economici, ma può pesare in caso di recidiva nei 2 anni successivi.
Un dipendente può essere richiamato per un'assenza ingiustificata?
Sì, è uno dei casi più frequenti. Nella contestazione indica le date precise dell'assenza e il fatto che non è stata comunicata o giustificata. Le assenze prolungate possono avere conseguenze più gravi, secondo il CCNL.
Il lavoratore può contestare una lettera di richiamo ingiusta?
Sì: prima di tutto con le giustificazioni nel termine indicato; dopo la sanzione, con le procedure previste dalla legge e dal contratto collettivo (per esempio un collegio di conciliazione o il ricorso al giudice del lavoro), di solito con l'aiuto di un sindacato o di un avvocato.
Serve la contestazione anche per un semplice richiamo verbale?
Anche per il rimprovero verbale la legge richiede di contestare prima l'addebito e di sentire il lavoratore, ma non serve attendere i 5 giorni dalla contestazione scritta. Per ogni sanzione più grave la contestazione scritta e il termine di difesa sono obbligatori.
Riferimenti normativi
- Legge 20 maggio 1970, n. 300, art. 7 (sanzioni disciplinari)
- Codice civile, artt. 2104 e 2106 (diligenza del prestatore di lavoro, sanzioni disciplinari)
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