Le regole del licenziamento nel lavoro domestico
Per colf, badanti e baby sitter non si applicano le norme sui licenziamenti individuali previste per i dipendenti delle aziende: il datore di lavoro può recedere liberamente, senza dover dare una motivazione, purché rispetti il preavviso fissato dal contratto collettivo nazionale del lavoro domestico (art. 2118 del Codice civile). La durata del preavviso cresce con l'anzianità di servizio ed è diversa per i rapporti con orario ridotto: controlla la tabella del CCNL in vigore.
Se il preavviso non viene lavorato, il datore di lavoro deve pagare un'indennità pari alla retribuzione del periodo corrispondente. Il preavviso non è dovuto solo in caso di giusta causa, cioè per un fatto così grave da non consentire la prosecuzione nemmeno provvisoria del rapporto.
Restano dei limiti: il licenziamento è di regola vietato durante la gravidanza e fino alla fine del congedo di maternità, salvo giusta causa, ed è sempre nullo se discriminatorio.
Cosa fare dopo la lettera
- Consegna la lettera a mano facendola firmare per ricevuta, oppure inviala con raccomandata A/R.
- Comunica la cessazione all'INPS, di norma entro 5 giorni, con il servizio online per i lavoratori domestici, il contact center o tramite un patronato o un'associazione di categoria.
- Prepara l'ultima busta paga con le competenze di fine rapporto: retribuzione, ratei di tredicesima, ferie non godute, TFR ed eventuale indennità di preavviso.
- Paga i contributi dell'ultimo trimestre entro la scadenza indicata dall'INPS per le cessazioni.
Licenziamento per decesso della persona assistita
Se muore la persona assistita ma il datore di lavoro è un familiare, il rapporto non si chiude da solo: serve il licenziamento con preavviso, e in questo caso puoi indicare il decesso come motivo. Se invece il datore di lavoro era la persona deceduta, per l'art. 40, comma 7, del CCNL del lavoro domestico del 28 ottobre 2025 il rapporto può essere risolto rispettando il preavviso: gli eredi pagano le competenze di fine rapporto e, se il preavviso non viene lavorato, l'indennità sostitutiva. In questo caso usa la lettera di cessazione per decesso del datore di lavoro. Per il messaggio INPS n. 1972 dell'11 giugno 2026, la cessazione va comunicata all'INPS entro 60 giorni dal decesso (dall'intermediario con delega già attiva oppure da un erede, con PIN telefonico tramite Contact Center o via PEC alla sede INPS); poi l'INPS chiude il rapporto d'ufficio.
Domande frequenti
Devo motivare il licenziamento della colf o della badante?
No, nel lavoro domestico il recesso è libero, purché con il preavviso previsto dal contratto collettivo. La motivazione serve solo se licenzi per giusta causa, senza preavviso: in quel caso devi indicare fatti precisi.
La colf licenziata ha diritto alla NASpI?
Sì, il licenziamento è una perdita involontaria del lavoro: il lavoratore domestico può chiedere la NASpI all'INPS se ha i requisiti contributivi richiesti.
Quanto è lungo il preavviso per licenziare una badante?
Dipende dall'orario e dall'anzianità di servizio (art. 40 del CCNL del lavoro domestico del 28 ottobre 2025): con 25 ore settimanali o più sono 15 giorni di calendario fino a 5 anni di anzianità e 30 oltre; sotto le 25 ore sono 8 giorni fino a 2 anni e 15 oltre. Per portieri e custodi con alloggio indipendente sono 30 giorni fino a un anno e 60 oltre. I termini raddoppiano se licenzi prima del 31° giorno dalla fine del congedo di maternità.
Entro quanto devo comunicare il licenziamento all'INPS?
Di norma entro 5 giorni dalla cessazione del rapporto, con le modalità indicate dall'INPS per il lavoro domestico. Se il rapporto cessa per la morte del datore di lavoro il termine è diverso: 60 giorni dal decesso (messaggio INPS n. 1972/2026). Verifica sul sito dell'INPS le istruzioni aggiornate.
Riferimenti normativi
- Codice civile, artt. 2118 e 2119 (recesso con preavviso e per giusta causa)
- Contratto collettivo nazionale di lavoro sulla disciplina del rapporto di lavoro domestico
- D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 (tutela della maternità)
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