Cos'è la transazione e quando conviene
La transazione è il contratto con cui le parti, facendosi reciproche concessioni, pongono fine a una lite già iniziata o la prevengono (art. 1965 c.c.). Conviene quando entrambe preferiscono una soluzione certa e rapida a una causa lunga e dall'esito incerto.
La forma tipica è il «saldo e stralcio»: il creditore rinuncia a una parte del credito, il debitore paga subito o in tempi brevi la parte concordata. La transazione va provata per iscritto (art. 1967 c.c.).
Diritti che non si possono transigere
- Diritti indisponibili: non si possono transigere, ad esempio, lo stato delle persone o il diritto agli alimenti (art. 1966 c.c.).
- Lavoratori dipendenti: le rinunce e transazioni su diritti derivanti da norme inderogabili di legge o dei contratti collettivi possono essere impugnate entro sei mesi (art. 2113 c.c.), a meno che l'accordo sia firmato in sede protetta, come la sede sindacale, l'Ispettorato del lavoro o una commissione di certificazione. Per chiudere una vertenza di lavoro, quindi, questo modulo non basta.
- Pubbliche amministrazioni ed enti: di solito serve un'autorizzazione o una delibera dell'organo competente.
Se il debitore non paga
La clausola risolutiva prevista nel modulo consente al creditore, se il pagamento non arriva, di sciogliere l'accordo con una comunicazione scritta e tornare a chiedere quanto preteso in origine. Senza questa clausola, se la transazione ha sostituito il rapporto originario (transazione «novativa»), il creditore potrebbe poter chiedere solo la somma concordata (art. 1976 c.c.).
Ai pagamenti segue di solito una quietanza liberatoria firmata dal creditore.
Domande frequenti
L'accordo transattivo va registrato?
Dipende da cosa prevede. Se una parte si obbliga a pagare una somma o cede un bene, la transazione sconta di regola l'imposta di registro proporzionale su quanto pattuito (D.P.R. 131/1986, art. 29): se l'imposta è di almeno 200 euro la scrittura privata va registrata entro 30 giorni dalla firma, se è inferiore si registra solo in caso d'uso. Per l'importo esatto chiedi all'Agenzia delle Entrate o a un professionista. Se la transazione è fatta in un verbale di conciliazione giudiziale o di mediazione valgono regole diverse: chiedi al tuo avvocato o al mediatore.
Cosa vuol dire «a saldo e stralcio»?
Che il creditore accetta una somma inferiore al dovuto come pagamento completo: la parte restante viene «stralciata», cioè rinunciata, una volta pagato quanto concordato.
Cosa succede se l'accordo transattivo non viene rispettato?
Il creditore può agire per ottenere quanto concordato, anche con un decreto ingiuntivo, oppure, se è prevista la clausola risolutiva, sciogliere l'accordo e chiedere l'intero originario.
Le imprese devono emettere nota di credito per lo stralcio?
Il trattamento IVA e la deducibilità della perdita dipendono dal caso concreto: per gli aspetti fiscali di una transazione tra imprese consulta il tuo commercialista.
Riferimenti normativi
- Codice civile, artt. 1965-1976 (transazione)
- Codice civile, art. 1456 (clausola risolutiva espressa)
- Codice civile, art. 2113 (rinunce e transazioni del lavoratore)
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